STORIA ZEN – SU COME AFFRONTARE E CONTROLLARE, LA NOSTRA IRA.

L’ira, è un’emozione estremamente potente, che influisce in modo significativo sulla nostra mente e soprattutto sulle relazioni che coltiviamo. Generando un profondo impatto negativo, sulla qualità della nostra vita e anche sul benessere delle persone che ci circondano.

Questa emozione distruttiva, richiede sempre una comprensione più approfondita della sua natura, per poter essere gestita in modo sano ed equilibrato. Ma affrontare e controllare la propria ira, è oggi una sfida complessa e difficile per molti di noi, specialmente nel mondo frenetico in cui viviamo. Dato che siamo e saremo sempre più influenzati, dalle pressioni quotidiane a cui siamo soggetti.

Tuttavia, nell’antica saggezza rinvenuta nelle storie e nei racconti zen, si possono sempre trovare preziosi insegnamenti e lezioni di vita. Che ci aiutano a migliorare non solo la nostra persona, se non anche la qualità della nostra intera esistenza. Questi insegnamenti, infatti, enfatizzano spesso la consapevolezza emotiva, la pratica della presenza mentale e della meditazione. Contribuendo a sviluppare una maggiore resilienza emotiva e a rispondere in modo appropriato alle sfide stressanti che incontriamo; con maggior calma e saggezza.

E la storia zen riportata qui di seguito, ci insegna come controllare la nostra ira in modo saggio e profondo; evidenziando nel mentre le conseguenze che un’emozione apparentemente semplice, possa avere su di noi.

STORIA ZEN: IL DISCEPOLO CHE DESIDERAVA CONTROLLARE LA SUA PROPRIA IRA

Storia zen, su come controllare la propria ira

Nell’antica epoca dell’Impero Maurya, tra le imponenti cime delle montagne, si celava un piccolo monastero rinomato per la sua atmosfera serena e per i monaci che lo abitavano. Questi monaci, seguendo il sentiero dell’uguaglianza e della calma, possedevano una profonda pace interiore, che pochi nel mondo potevano sperare di raggiungere.

Tuttavia, in questo luogo incantevole dimorava un giovane discepolo, novizio nel percorso verso la pace interiore, che nonostante il suo profondo impegno nel viaggio spirituale, era spesso tormentato da una delle sue tendenze innate: ovvero l’ira. Questa emozione, lo portava a perdere spesso il controllo di sé, anche di fronte alle più piccole difficoltà quotidiane. Gli altri monaci, osservavano con grande empatia la sua lotta contro questa emozione, consapevoli delle battaglie interiori, che ognuno di loro aveva precedentemente già affrontato e superato.

Stanco tuttavia di essere schiavo di questa negativa influenza, il giovane si avvicinò al monaco più anziano. Rinomato per la sua immensa saggezza e per il suo perpetuo temperamento calmo e pacifico. Senza la necessità di parole, l’anziano monaco comprese immediatamente la sfida che il giovane discepolo stava affrontando. E con tutta la sua saggezza, concepì un esercizio benefico per il giovane. Conducendolo dunque fino alle rive di un piccolo fiume, che scorreva vicino al monastero.

Il maestro, consegnò al giovane una piccola tazza di argilla e gli ordinò di raccogliere un po’ d’acqua dal fiume ogni mattina all’alba e ogni sera al tramonto. Senza mai trascurare il compito assegnato per l’intero mese.

Tuttavia, il giovane, presto si rese conto che il compito assegnato non era così semplice come sembrava. La tazza infatti, si riempiva spesso di sabbia e di detriti, alimentando così la sua ira e la sua frustrazione. E anche se cercava costantemente di raccogliere l’acqua per più volte di seguito, il risultato era però sempre lo stesso.

In preda alla collera e all’ira, talvolta finiva per lanciare la sua tazza al di là del fiume. Ma ogni volta, dopo un momento di riflessione, si rendeva conto che le sue emozioni negative avevano nuovamente preso il sopravvento su di lui. Di conseguenza, ritornava ancora a raccogliere l’acqua dal fiume, come gli era stato detto di fare.

Il lento passare dei giorni, si trasformarono poi in settimane, e il discepolo, cominciò a comprendere maggiormente sé stesso. Così come il ritmo del fiume in modo molto più approfondito. Si rese conto infatti, che la sua ira e la sua fretta, disturbavano la tranquilla superficie dell’acqua, mescolando i detriti con la limpida corrente. Con molta pazienza, imparò che quanto più era calmo e sereno, tanto più l’acqua che raccoglieva restava pulita e facile da raccogliere.

Alla fine del mese, il giovane si avvicinò nuovamente al monaco anziano, ma questa volta con un nuovo senso di calma e di profonda saggezza. Aveva compreso che la sua mente poteva essere calma e tranquilla solo se non era disturbata dalla collera e dalla rabbia. Capì, che una mente turbolenta e soggetta a tali emozioni, avrebbe solo generato maggior insoddisfazione e frustrazione. Distruggendo i traguardi ottenuti e la sua stessa serenità interiore.

Da quel giorno in poi, ogni volta che si sentiva per essere dominato dall’ira e dalla collera, il giovane dirigeva la sua attenzione al fiume che scorreva sereno a lato del monastero e al compito assegnatogli dal suo maestro. Questa visualizzazione, richiamava alla sua mente la lezione appresa, placando i turbamenti del momento e portandogli così la pace interiore.

L’insegnamento si rivelò essere tanto prezioso e profondo, da diventare uno dei pilastri del monastero, tramandato così di generazione in generazione. Da quel momento in poi, tutti i monaci, continuarono a vivere in armonia con sé stessi e con il mondo, riflettendo così la serenità del luogo, che consideravano come una casa.

COLTIVA ATTENZIONE E CONSAPEVOLEZZA. E LA TUA VITA, CAMBIERÀ PER SEMPRE

Nell’antica saggezza e nelle moderne discipline psicologiche, esistono molteplici approcci per poter controllare la nostra ira. Ma tutti iniziano, con un vero e profondo atto di consapevolezza delle nostre azioni. 

Coltivare infatti l’attenzione e la consapevolezza nella nostra vita, ci consente di osservare attentamente il panorama emotivo che attraversiamo nel nostro quotidiano. Permettendoci così di individuare i primi segnali nati dalle emozioni negative, come ad esempio la collera o l’ira. Consentendoci di conseguenza di osservarle, accettarle e dissiparle da noi.

La storia zen in questione, ci insegna che la consapevolezza e il controllo di sé, non si raggiungono tuttavia da un momento all’altro. Ma richiedono una profonda pazienza e una pratica costante nel tempo. Questo processo, è infatti essenziale per poter migliorare la nostra vita, poiché ci consente di sviluppare nuove abitudini, che diventeranno parte integrante di noi stessi e della nostra natura.

Di conseguenza, maggiore sarà l’attenzione che dedicheremo a noi stessi e al nostro mondo interiore, e maggiori saranno le opportunità e le possibilità di poter trasformare queste parti di inconsapevolezza di noi, in qualcosa di più positivo e impattante.

Questo percorso richiede tempo, impegno e costanza, ma porta sempre con sé una ricompensa inestimabile: ovvero la capacità di vivere pienamente, in armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda. Dalla quale possiamo imparare a trasformare la nostra rabbia, in un’opportunità per l’auto esplorazione, la crescita personale, la guarigione e infine la trasformazione interiore.

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Michele Bosio

In cerca di un senso più profondo della mia esistenza, ho deciso di seguire i miei sogni lasciando le soffocanti certezze. Oggi, mentre viaggio per il mondo, coltivo il desiderio di poter aiutare il prossimo a trovare un pò di pace e felicità, nella propria vita.
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