STORIA ZEN – UCCIDI LA MUCCA E LIBERA IL TUO VERO POTENZIALE

Possiamo donare così tanto di noi al mondo. Eppure, la paura, spesso limita le nostre reali capacità, costringendoci a rinchiuderci sempre di più, in una confortante routine e nella nostra confort zone.

Ignorando tuttavia, che con il passare del tempo, queste possono diventare le nostre prigioni. Ostacolandoci sempre più, anziché permetterci di crescere e fiorire come potremmo davvero fare.

Vediamo come l’abitudine e il lasciarci dominare dalle nostre certezze, ci impedisca di spiccare il volo, confinandoci al semplice sopravvivere, anziché al vivere la nostra vita pienamente.

La storia zen della mucca, ci offre una potente e profonda lezione, su come alcune nostre abitudini limitanti, ci impediscano di far emergere il nostro vero potenziale. E soprattutto i talenti, di cui siamo inconsciamente dotati.

LA STORIA ZEN SULLA MUCCA

STORIA ZEN - UCCIDI LA MUCCA E LIBERA IL TUO VERO POTENZIALE INTERIORE

Una volta all’anno, un famoso maestro Zen, si recava in visita nelle terre della sua regione, sempre accompagnato dal suo fidato discepolo.

Un giorno, mentre camminava nell’aperta campagna, incontrò una piccola e umile casa di legno, abitata da un uomo, una donna e i loro due figli. La famiglia era molto povera e tutti erano vestiti con abiti sporchi e consumati dal tempo. La terra circostante, era arida e priva di coltivazioni e la casa, necessitava di riparazioni urgenti.

Tuttavia, il maestro e il suo discepolo, furono accolti con calore e ospitalità. E nonostante la loro evidente povertà, offrirono il poco che avevano a disposizione. Il padre però poco dopo, disse al maestro: “Siamo molto poveri e non abbiamo che da offrirvi una semplice minestra. Ma per fare ciò, i nostri figli non potranno avere la loro porzione. Il solo bene che abbiamo a nostra disposizione, è una mucca, che ci dona il latte ogni giorno. Una parte, la usiamo per noi per poter vivere, mentre l’altra, la vendiamo al mercato per poter pagare le nostre poche e comuni spese. In questo umile modo, noi possiamo sopravvivere“.

Il maestro e il suo discepolo si fermarono fino al termine della cena. E dopo aver ringraziato la famiglia per la loro ospitalità e il loro meraviglioso buon cuore, salutarono e uscirono dalla casa. Il maestro era commosso dalla gentilezza di questa famiglia. Ma tuttavia, una volta sufficientemente lontani, disse al discepolo: “Trova la loro mucca, portala in cima al dirupo e spingila giù nel burrone“.

Il discepolo, rimase senza parole, perché sapeva bene che la mucca era il solo e unico mezzo di sopravvivenza di quella povera famiglia. Ma non osando disubbidire al suo maestro, seguì l’ordine a lui impartito e con grande dolore uccise la mucca, spingendola nel precipizio.

Passarono poi molti anni. Il maestro morì e il discepolo divenne monaco. 

Un giorno, mentre il monaco stava passeggiando nuovamente nelle terre di quella regione, si imbatte nel luogo in cui aveva dovuto seguire gli ordini del suo maestro. Uccidendo il solo mezzo di sostentamento di quella povera famiglia. Avvolto perciò dai ricordi e dai sensi di colpa, decise di osservare quale sorte avesse loro destinato, compiendo quel solo e unico gesto.

Avvicinandosi a quelle terre un tempo aride, iniziò a vedere immensi campi coltivati, una casa ben curata, molti bambini che giocavano felici e moltissimi animali che nel mentre pascolavano liberamente. Dove un tempo c’era desolazione, ora vi era abbondanza

Il monaco stupito di tale visione, iniziò a credere che quella povera famiglia per sopravvivere avesse dovuto vendere tutto ciò che possedeva. Quando però si avvicinò al capo-famiglia, riconobbe lo stesso uomo, che un tempo ospitò lui e il suo maestro nella loro casa. Allora incredulo, gli chiese che cosa mai fosse successo.

Con un sorriso, il padre ormai anziano gli disse: “Un tempo avevamo una sola mucca da latte, che ci permetteva di sopravvivere un poco alla volta. Una mattina però, trovammo il nostro unico animale morto. E così, fummo costretti a trovare un nuovo modo per vivere. Iniziammo perciò a coltivare la terra, a costruire utensili da poter vendere e sviluppammo nuove abilità che non sapevamo nemmeno di avere. In questo modo, seppure con molta fatica, abbiamo iniziato a crescere. Le nostre vite da allora sono cambiate e ora guardando indietro, non posso fare altro che benedire quel fatidico giorno.”

Il monaco sorpreso, rimase senza parole. Ringraziò la famiglia per il meraviglioso insegnamento che gli aveva trasmesso e se ne andò. 

Torno però prima sulla cima del dirupo, nella quale anni prima, aveva lui stesso spinto nel burrone la loro unica mucca. Ne raccolse una pietra e tornò poi con molta calma nel suo lontano monastero.

All’interno delle mura, seppellì la pietra e sopra di essa, decise di piantare un piccolo albero. Questo, sarebbe diventato il simbolo del cambiamento, che può crescere in ognuno di noi da un semplice atto di coraggio.

Anni dopo, altri giovani discepoli e monaci, trovavano gioia nell’ombra di quell’imponente albero, situato ancora all’interno del monastero. Il monaco, ormai divenuto maestro, insegnava e raccontava le preziose lezioni, raccontando ancora la storia di quella famiglia.

Mostrando a tutti, quanto straordinario potenziale ci sia in ognuno di noi se solo però, troviamo la forza e la capacità di farlo veramente risplendere.

SÌÌ IL MAESTRO DI CUI NECESSITI PER LA TUA VITA

Possiamo già attingere al potenziale che risiede in ognuno di noi. Ma tuttavia, è prima necessario liberarci dalle nostre catene invisibili, che nel frattempo ci stanno impedendo di crescere e trasformarci.

Questa storia zen, ci ricorda che quando ci aggrappiamo a qualcosa, che per noi è famigliare, smettiamo di vivere e iniziamo unicamente a sopravvivere. Tuttavia, come viene mostrato nel racconto, una volta che la mucca esce dalla nostra vita, per necessità oppure, per la sola volontà di vivere, iniziamo a metterci in moto scoprendo i tanti talenti di cui siamo dotati. Incontrando anche le tante qualità, che non sapevamo nemmeno di avere.

Senza questo passaggio tuttavia, non faremo altro che accomodarci e continuare a vivere nella nostra confort zone.

Alcuni tipi di routine, non sono dannose per la nostra vita, perché ci permettono di stare bene, di crescere e di tenerci in forma. Tuttavia, il racconto zen si riferisce maggiormente a quelle abitudini che non fanno altro che distrarci dalle cose importanti.

Influenzando negativamente sul nostro stato di salute e, consumando inevitabilmente il nostro prezioso tempo. 

Queste trappole a volte invisibili, sono ciò che realmente limitano la nostra persona. E perciò, è necessario eliminarle.

Essere consapevoli di avere una “mucca” nella nostra vita, è il primo vero passo verso la consapevolezza, che ci stiamo lasciando cullare grazie ad una delle tante comodità a cui possiamo accedere. Tuttavia, è necessario anche compiere un atto di coraggio, eliminando alcune delle nostre certezze mettendoci nella condizione definitiva, di non poter più tornare indietro.

Per crescere e trascendere veramente, è necessario prendere queste scelte con volontà ferrea, perché è solo nel buio che troviamo la reale forza che giace già dentro ognuno di noi. E da questo atto di fede, si apriranno le tante opportunità che la vita ogni giorno ci offre.

Sìì perciò, il padrone di te stesso e il giardiniere della tua vita. E ricorda, che nessuno può fare per te quello che tu devi fare per te stesso.

Tu sei un essere unico e meraviglioso e il mondo, sta aspettando con ansia di conoscerti.

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Michele Bosio

In cerca di un senso più profondo della mia esistenza, ho deciso di seguire i miei sogni lasciando le soffocanti certezze. Oggi, mentre viaggio per il mondo, coltivo il desiderio di poter aiutare il prossimo a trovare un pò di pace e felicità, nella propria vita.
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